Pellegrini e volontari

Pubblichiamo la testimonianza dell'intervento che abbiamo fatto ad Aulla come volontari subito dopo l'alluvione. Lo scritto, apparso anche sul settimanale "Toscana Oggi", è solo una piccola finestra sulla devastazione che ha colpito le zone della Lunigiana e della Liguria...

NON DIMENTICHIAMO...CONTINUIAMO AD AIUTARE DON GIOVANNI E TUTTA LA COMUNITA' DI AULLA

 

TUTTE LE FOTO DEL NOSTRO INTERVENTO

 

"Nel cassetto dei ricordi di un pellegrino che ha percorso la Via Francigena, l’Abbazia di San Caprasio ad Aulla rappresenta un luogo di accoglienza e ristoro dall’atmosfera unica.

PellegriniVolontariSanCaprasioTra le tantissime cose che ha da sbrigare, Don Giovanni accoglie i pellegrini con un sorriso e con poche ma essenziali parole di conforto..“Che caldo oggi, come stai?” “Siediti, ti va un bicchier d’acqua o preferisci un caffè!”, per poi magicamente aprire il barattolo dei biscotti offrendoteli come si apre il cuore ad un amico che non vedi da anni.

La recente alluvione in Lunigiana, ha colpito la nostra memoria come un fulmine a ciel sereno.
Quell’immagine del nostro amico Don Giovanni pubblicata su alcuni quotidiani ci ha lasciato storditi e attoniti, ma ha fatto anche scattare in noi quel richiamo di amore e solidarietà che si sente per le persone a cui si vuole bene.

Non siamo riusciti a stare con le mani in mano senza fare nulla, aspettando che il fango si portasse via la storia di San Caprasio e la memoria dei momenti che ognuno di noi ha trascorso li.

Sono bastati alcuni brevi post sui più conosciuti social network e nel giro di poche ore abbiamo organizzato un gruppo di 20 pellegrini, 13 dei quali appartenenti alla Protezione Civile di Cinisello Balsamo e siamo partiti in piena notte alla volta di Aulla.

Aullasito2Ciò che i nostri occhi ed il nostro cuore hanno visto e avvertito all’arrivo, quella domenica del 31 ottobre,  è qualcosa di inspiegabile a parole: un groviglio di emozioni e sensazioni riflesse nel fango che ha devastato l’anima di un intero paese. Auto distrutte dalla forza dell’acqua, mobili rovinati e oggetti di ogni genere accatastati sui bordi delle strade, facciate di edifici sventrate, il volto affranto delle famiglie che nel fango hanno perduto la loro identità…

E con la diligenza di un buon padre di famiglia, le prime parole di Don Giovanni al nostro arrivo sono state: “Mi sembra uno schiaffo alla Provvidenza che vi dedichiate a San Caprasio e al suo chiostro. Pensate prima alle persone che sicuramente hanno più bisogno…”


Aullasito1Con secchi alla mano e badili in spalla, ci rechiamo al quartiere Matteotti, dopo il ponte sul Magra dove la Via Francigena devia a sinistra inoltrandosi tra i boschi. E respirando polvere, accompagnati dalla sirena di un’ambulanza, ci fermiamo davanti ad una delle case maggiormente colpite, sull’argine del fiume, offrendo il nostro aiuto. L’onda di fango, ci racconta uno dei residenti, è entrata dalle finestre del primo piano ed ha superato il metro e mezzo di altezza. Ancora si distingue bene il segno marrone sulla parete. Ma è nell’umidità della cantina che ci rendiamo realmente conto del dramma che molte famiglie stanno vivendo. Un cimitero di piccoli e grandi oggetti, sommersi da mezzo metro di fango e spesso irriconoscibili per forma e consistenza che, uno ad uno, riportiamo alla luce, passandoceli di mano in mano e accatastandoli al lato della strada tra le cose da buttare. Una catena di mani e di sorrisi, perchè anche di questi ha bisogno la famiglia Spaziani, li residente, che come molte altre ha perso quasi tutto…. Mobili, pentole, vasi, vassoi: il fango ne ha cancellato oltre che la forma, anche il ricordo in essi contenuto, forse la perdita più amara. E quell’album di foto!..abbandonato tra i mattoni sporchi dei muri crollati! Aullasito3L’ epilogo, dopo tre giorni di duro lavoro, nel rumore fastidioso delle pompe aspiranti arrivate per ripulire i locali da quel poco rimasto, tra gli sguardi rassegnati di tutti. Quanta desolazione in quel fango che ha fatto perdere casa e lavoro a molti, ma anche quanta voglia di ricostruire in quei biscotti e quei caffè offertici dalle signore del palazzo e nelle battute ironiche dei loro mariti. E tra le macerie, una statuetta di Sant’Antonio con bambino, salvatasi dal fango, ridona a tutti la speranza e ci viene lasciata in dono dai residenti in segno di ringraziamento, nell’emozione del momento.

“Don Giovani e cittadini di Aulla, siamo noi a dovervi ringraziare per quello che fate per noi pellegrini, dandoci ogni giorno accoglienza, ospitalità e ristoro. Vi siamo vicini e qualora ci fosse ancora bisogno, saremo pronti a raggiungervi per aiutarvi”.

I vostri amici pellegrini della Via Francigena

Alessandro Ghisellini e Cristina Menghini

 

 

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